Scritto da: Alberto Volpin
|

La BCE promuove la transizione verde: per banche e aziende più benefici che costi

BCE_transizione_verde

La Banca Centrale Europea (BCE) ha pubblicato i risultati del suo stress test “climatico” a livello macroeconomico, il primo di questo tipo effettuato dalla BCE.

Il test ha simulato l’impatto del riscaldamento globale su oltre 4 milioni di imprese in tutto il mondo e 1.600 banche dell’area dell’euro in tre diversi scenari di politica climatica per un orizzonte temporale di 30 anni.

In questo articolo tratteremo: 


I rischi climatici 

 

I rischi climatici considerati dalla BCE si suddividono in due categorie principali.

  • La prima comprende il rischio fisico, che deriva dall’aumento della frequenza e dell’entità delle calamità naturali atteso nei prossimi decenni. Le imprese situate in zone a rischio, ad esempio presso fiumi o coste - e quindi più soggette a possibili inondazioni - potrebbero subire danni significativi a causa di eventi climatici estremi. Ne potrebbero derivare interruzioni dei processi produttivi, con conseguenti fallimenti delle imprese situate in queste zone. I rischi fisici variano da regione a regione: l’Europa meridionale risulta in media più esposta a stress termici e incendi, mentre l’Europa centrale e settentrionale è in genere più esposta a inondazioni.
  • La seconda categoria comprende il rischio di transizione. Di fatto, come sta accadendo in questo periodo, l’introduzione di politiche climatiche volte a ridurre le emissioni di CO2 influisce negativamente su alcuni settori ad alto consumo di energia e elevata produzione di CO2 (industria mineraria, cementiera e siderurgica). Aliquote fiscali più elevate sulle emissioni di carbonio potrebbero, ad esempio, aumentare i costi di produzione e abbassare la redditività in questi settori.

I rischi fisici e di transizione possono compromettere la stabilità finanziaria, se le banche o altre istituzioni finanziarie detengono esposizioni (in forma di crediti o partecipazioni) verso imprese che si rivelano insolventi proprio a causa dei cambiamenti climatici.

 


Gli scenari climatici 

 

Sono tre gli scenari climatici alla base del rapporto Bce, risultanti dall’interconnessione del rischio di transizione e del rischio fisico:

  1. nello scenario migliore il rischio di transizione è gestito in maniera ordinata, con un effetto benefico e di contenimento del rischio fisico;
  2. nello scenario intermedio il rischio di transizione è disordinato e di conseguenza il rischio fisico aumenta;
  3. nello scenario peggiore ed estremo, “hot house”, a fronte di un rischio di transizione basso perché scarsamente gestito, i rischi fisici aumentano marcatamente.

L’ orizzonte temporale dello stress test climatico, come accennato nell’introduzione, si estende per 30 anni (fino al 2050) ed è lungo abbastanza per poter trarre conclusioni su costi e benefici.

 


Risultati conclusivi

 

L’analisi costi-benefici della Banca centrale europea non lascia dubbi: i costi di breve termine della transizione verde sono più che compensati dai benefici di medio e lungo termine dati dal contenimento dei rischi fisici provocati dai disastri naturali. Banche e imprese beneficeranno, quindi, dall’adozione immediata di politiche verdi per favorire la transizione ordinata verso un’economia a zero emissioni di carbonio.

Dai risultati dello stress test emerge che gli istituti di credito e le aziende più esposti ai rischi fisici più elevati sono quelli nelle aree geografiche del Sud Europa, più colpiti dalle conseguenze da cambiamento climatico per via degli incendi.

Senza politiche per la transizione verso un’economia più verde, avverte la BCE, i rischi fisici aumenteranno in modo non lineare e, a causa della natura irreversibile del cambiamento climatico, questo incremento continuerà nel tempo. È essenziale effettuare una transizione graduale, in modo da poter mitigare i costi derivanti sia dalla transizione verde che dell’impatto futuro dei disastri naturali.

business_plan_guida